Rocca Priora Località La Mola – a ridosso della ZSC Doganella – Cerquone. Un bosco fino a poche settimane fa fittissimo, rifugio di innumerevoli creature, è ora vittima di un taglio indiscriminato e senza pietà. Per un misero guadagno, si continuano a radere al suolo ettari di bosco, senza alcun riguardo neanche per l’equilibrio ambientale che si sta distruggendo. È un saccheggio silenzioso, che non solo cancella la biodiversità, ma anche il futuro di chi vive in armonia con la natura.
Le ricadute sul Pantano della Doganella
Abbiamo chiesto all’Ente Parco Castelli Romani apposita documentazione che certifichi la Valutazione di Incidenza (VInA) nella zona interessata dai tagli, manifestando anche tutta la nostra preoccupazione per l’inevitabile alterazione del microclima e il rischio di interramento delle contigue zone umide (Pantano della Doganella) fondamentali per la riproduzione di rane dalmatine e rospi bufo bufo.



Il disboscamento agisce infatti come un domino: togliendo gli alberi, si rompono i meccanismi naturali che tengono l’acqua nel terreno, portando lentamente al prosciugamento delle zone umide (come paludi, stagni o acquitrini) che si trovano nelle vicinanze. Le radici degli alberi e lo strato di foglie morte sul terreno (la lettiera) funzionano come una spugna gigante: quando piove, l’acqua viene trattenuta e scivola piano piano nel sottosuolo, alimentando costantemente le zone umide. Senza alberi l’acqua della pioggia non trova ostacoli e invece di penetrare nel terreno, corre velocemente sulla superficie (dilavamento) e scappa via. Il risultato? La zona umida non riceve più quel rifornimento lento e costante di cui ha bisogno per restare “bagnata”.
Inoltre, gli alberi respirano, rilasciando vapore acqueo nell’aria dalle foglie, un processo chiamato evapotraspirazione. Questo vapore crea umidità locale e aiuta a formare le nuvole che portano altra pioggia proprio in quella zona.
Senza alberi, l’aria diventa più secca, le piogge locali diminuiscono e le zone umide iniziano a evaporare più in fretta senza essere rimpiazzate.
E ancora, gli alberi circostanti sono come un “muro di protezione” per una zona umida. Infatti gli alberi proteggono l’acqua dal calore diretto del sole. Senza di essi, l’acqua si scalda ed evapora via molto più velocemente.
Il bosco blocca il vento. In un campo aperto (disboscato), il vento soffia senza sosta sulla superficie dell’acqua, portando via l’umidità e accelerando il prosciugamento. L’assenza di radici che tiene fermo il terreno, rende il suolo instabile esponendoci a frane e alluvioni durante eventi atmosferici estremi. La pioggia trascina fango e detriti direttamente dentro la zona umida. Questo fango si deposita sul fondo, rendendo lo stagno o la palude sempre più bassi. Una zona umida meno profonda si scalda prima e si prosciuga con molta più facilità rispetto a una profonda.
Insomma, il disboscamento non è solo la perdita di meravigliosi alberi ma anche la cancellazione dell’habitat di migliaia di specie. Questa perdita non riguarda solo animali visibili, ma anche la microbiologia del suolo, come batteri e funghi, essenziali per la rigenerazione della vita.
La tutela dell’ambiente non può ridursi a uno slogan pronto a sbiadire davanti al profitto, ma uno scopo che le istituzioni in primis hanno il dovere di perseguire. Nessuna somma di denaro potrà mai ripagare l’immensa perdita di un bosco raso al suolo.

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